Smart city, smart life

“Inizia la giornata, ore : 06:48 sveglia, segnalato traffico sulla A13, meglio riservarsi qualche minuto in anticipo.

Mi vesto, giacca e cravatta già perfettamente abbinate e, nel frattempo il caffè è quasi pronto ed i biscotti sono già sul tavolo.

E’ l’ora di uscire, sono in leggero ritardo ma fortunatamente la macchina è già accesa ed il garage aperto. Durante il viaggio risponderò a tutte le mail, chiamerò i miei azionisti per una riunione urgentissima per la discussione del bilancio e chiamerò la fioraia per preparare un mazzo di fiori per mia moglie, nel frattempo la mia macchina mi porterà in ufficio.

Il parcheggio? Nessun problema, ci pensa la mia auto.”

Che cos’è tutto ciò? Una nuova serie tv visionaria? No, è la realtà che potremmo vivere tra qualche decennio nelle smart cities.

Il termine inglese indica l’utilizzo di nuove risorse tecnologiche per la comunicazione, per l’ambiente e la mobilità nella creazione di infrastrutture materiali nelle città.

Il progetto è nato a Rio De Janeiro intorno al 2010, e l’Unione Europea ha già pensato ad un investimento che si aggira attorno ai 12 miliardi di euro fino al 2020 (Wikipedia).

Le fondamenta delle smart cities sono i concetti di sviluppo sostenibile e efficienza energetica, e il cemento che tiene saldo il tutto è la partecipazione attiva dei cittadini: le città che ambiscono a diventare intelligenti hanno in cantiere progetti che rivolgono le loro attenzioni innanzitutto alle infrastrutture e al settore delle comunicazioni, nonché allo sviluppo di una comunità intelligente. L’Internet of Things è la base di tutto ciò.

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Rete tranviaria di Palermo, una soluzione smart e green (Wikipedia)

Reti di sensori

Per la misurazione dei parametri e migliorare la gestione delle risorse la smart city è dotata di milioni di nodi sensoriali.

E allora se il livello dell’inquinamento aumentasse enormemente i cittadini ne sarebbero avvisati, si potrà controllare l’illuminazione della città e monitorare il livello di riempimento dei cassonetti della spazzatura, ancora, rilevare eventuali perdite e malfunzionamenti, regolare l’irrigazione dei parchi evitando sprechi d’acqua.

Per quanto riguarda la mobilità, i sensori giocano un ruolo fondamentale nella regolazione del traffico, riducendo gli ingorghi e nel monitoraggio dei parcheggi, evitando l’aumento dei consumi di carburante, riducendo le emissioni e evitando ai conducenti una sanguinosissima battaglia all’ultimo posteggio libero (o addirittura il tipico posteggio in centro alla carreggiata a cui si assiste in alcune zone di Torino).

Il settore del trasporto pubblico poi, centrale nella riduzione dell’inquinamento (secondo la vision di Torino SC), grazie alla produzione degli Eco-Bus, i mezzi a bassa emissione di CO2 e le linee elettriche.

 

Collegamento e connettività

Le smart cities continuamente immagazzinano, distribuiscono e cambiano milioni di informazione ogni secondo: situazione del traffico, consumi di elettricità, livello di inquinamento acustico e atmosferico, disponibilità dei parcheggi, e cosi via, dati processati e poi inviati permettono alla città di riequilibrarsi in ogni momento. La rete cablata diventa l’armonizzazione delle risorse e un dialogo continuo con esse, per migliorare dinamicamente i comportamenti e i consumi.

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Uno schema dei concetti base che fondano le smart cities preso da Wikipedia

Il capitale umano

La tecnologia non può essere la sola a partecipare.

La comunità che abita in una smart city dovrà essere un organismo collettivo che ha imparato ad adattarsi, ad innovare e dovrà essere dotato di una coscienza civile ed ambientale.

Le buone maniere e le cortesie non bastano: necessario è maturare una responsabilità morale nel rispetto della natura e nel rispetto dell’ambiente che ci circonda, e cooperare attivamente ad eventuali progettazioni dei nuovi sistemi.

Lo sviluppo urbano è multisettoriale e perciò, necessita della partecipazione di tutti al fine di migliorare la qualità della vita di una città intelligente.

Ecco che l’intelligenza consiste quindi anche nel riconoscimento delle problematiche e nel superamento di esse attraverso un ampio sistema di cooperazione tra infrastrutture digitali e essere umano: l’uomo non è vittima del cambiamento, ma ne è l’artefice, perché sarà sempre in grado fornire nuove idee. Ecco il link dello Statuto della Cittadinanza Intelligente predisposto dall’AID.

 

Irene Bendetto

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