Quando nasce Arduino? – Brevi Articoli

Nel nuovo decennio, anno dopo anno, si sente sempre più parlare di Arduino. Ma cos’è veramente Arduino e quando nasce?

Diy Microcontroller Robotics Arduino
Dettaglio sui connettori dedicati all’alimentazione del circuito elettrico collegato ad Arduino. A destra è possibile intravedere i sei connettori analogi da A0 ad A5. FreeGreatPicture.com

Arduino è una piccola scheda elettronica dotata di microcontrollore abbinato a un semplice ambiente di sviluppo integrato per la programmazione del microcontrollore. Detto in parole più semplici, è una piccola scheda programmabile a cui è possibile interfacciare qualsiasi tipologia di elemento elettrico. La semplicità d’uso e l’immediatezza sono solo alcuni dei punti di forza che rendono Arduino uno dei fulcri fondamentali dell’IoT. Basti pensare che con Arduino è possibile fare un po’ di tutto, da controllare a distanza delle luci a realizzare un drone teleguidato.

Quando nasce Arduino?

È il 2003. Nell’Interaction Design Institute di Ivrea si utilizza una costoso microcontrollore per i progetti di ricerca. Lo studente Hernando Barragán, con la supervisione di Massimo Banzi e Casey Reas, realizza una tesi di laurea in cui espone l’idea di un linguaggio di programmazione (quello che poi diventerà il Wiring) che si interfacci direttamente con l’hardware in modo da rendere accessibile a più persone possibili e in maniera molto semplificata la prototipazione rapida per scopy hobbistici, professionali o didattici.

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Arduino Uno, la versione più diffusa della celebre scheda. Dispone di 14 connettori digitali e 6 analogici. Wikimedia

Il Team Arduino

Nel 2005, ad Ivrea, nasce il Team Arduino, composto da Massimo Banzi, David Cuartielles, Tom Igoe, Gianluca Martino, e David Mellis. Il loro obiettivo è realizzare un dispositivo dai costi contenuti e con una piattaforma semplice. Nasce così Arduino, che nel corso degli anni si perfezionerà e assumerà varie forme leggermente diverse e più potenti e articolate (come ad esempio le versioni Uno, Nano, Micro, Diecimila, Duemilanove...). Nel 2008, in tutto il mondo erano stati venduti già 50.000 esemplari (Dati Arduino.cc).

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Il Team Arduino in una foto del 2008. Dietro, da sinistra a destra, Dave Mellis e Tom Igoe. Davanti, Gianluca Martino, David Cuartielles e Massimo Banzi. Wikimedia

La disputa sul nome

Nel 2008, i cinque fondatori, creano Arduino LLC, società che possiedeva solamente i diritti del nome e del progetto, affidando ad aziende esterne la produzione e vendita delle schede tramite pagamento di una royalty per lo sfruttamento del marchio. Alla fine del 2008, mentre Arduino si accingeva a registrare il marchio negli Stati Uniti, l’azienda di Martino, principale produttore di Arduino in Italia, registra nella penisola il marchio tenendo all’oscuro i soci. Quando si accorsero della questione, Martino rassicurò i soci e si misero d’accordo, continuando a lavorare insieme per anni. Nel 2014, l’azienda di Martino smette di pagare le royalties e cambia nome in Arduino SRL, vendendo la società ad un gruppo svizzero. La gestione del marchio si frammenta e l’Arduino LLC (società originale) decide di registrare il marchio Genuino, in occasione di un possibile cambio di brand. Circa un anno dopo, nel 2016, le due aziende pongono fine alle loro diveregenze firmando un accordo e creando l’Arduino Foundation a sostegno della comunità che si è creata attorno alla scheda.

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A sinistra, il logo ufficiale di Arduino, presente in tutte le versioni della scheda, nell’IDE e nelle pagine web dedicate. A destra, il logo di Genuino, brand registrato per la eventuale distribuzione della scheda in Italia da parte del Team Arduino, a seguito della disputa tra i fondatori e l’azienda di Martino. Wikimedia

La community di oggi

Ad oggi, Arduino è il riferimento principale nel mondo dell’IoT fai da te, grazie al migliaglio di opportunità che offre. Inoltre, consta di una numerosissima community che contribuisce costantemente nella realizzazione di nuovi progetti e nella pubblicazione di numerose idee, realizzabili da chiunque con un po’ di manualità e tempo, raccolte e condivise liberamente in portali come Hackster.io.

Articolo a cura di: Giuseppe Condò

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