Retrogaming con stile: RetroPie – Brevi Articoli

Non abbiamo ancora parlato delle immense potenzialità del RaspberryPi, il computer single-board grandi pochi centimetri che riveste un ruolo essenziale nel mondo dell’Internet delle Cose. Nello specifico, assieme ad Arduino, estende oltre i confini dell’immaginazione il numero delle cose che è possibile realizzare con un po’ di conoscenza dell’informatica. RaspberryPi può gestire e centralizzare tutti i nostri progetti fisici o può essere direttamente usato come microcomputer.

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Il logo di RetroPie, sistema operativo per il RaspberryPi che consente di crearsi la propria piccola console dedicata al retrogaming. Immagine di Florian Muller

Le possibilità sono molteplici. In particolare, è possibile installare una distribuzione Linux come Ubuntu, Debian, Fedora e molte altre oppure delle distribuzioni modificate e ottimizzate per intenti specifici. Un esempio è OSMC, basata sul Kodi, il noto media center, che consente di trasformare una tv non smart in un centro multimediale dalle immense possibilità oppure Volumio, che trasforma uno stereo classico in un ricevitore audio da servizi come Spotify.  In questo articolo, parleremo brevemente di RetroPie, interessante distribuzione basata su Raspbian, che permette di creare una piccola e performante console per il retrogaming.

L’enorme elenco di console supportate

Retropie sfrutta a pieno le potenzialità di software specializzati nell’emulazione delle vecchie console, in particolare RetroArch e Emulation station. Ma che giochi girano? L’elenco delle console è in continuo ampliamento. A seguito un breve elenco delle principali:

L’elenco completo dei sistemi supportati è disponibile sul portale ufficiale, in questa pagina.

Cosa mi occorre per giocare?

Il numero quasi illimitato di giochi che supporta, considerando anche l’immensa disponibilità online delle ROM e la facilità con cui è possibile passarle, farebbe gola a qualsiasi gamer. Per poter giocare è necessario un Raspberry Pi e un controller qualsiasi, sia con USB sia Wireless. RetroPie supporta nativamente tutti i più famosi controller esistenti sul mercato, tra cui quello della PS4 e quello dell’XBOX360. In più permette anche di usare prodotti aftermarket come (provato da me) il simil-controller del mitico NES con la presa USB semplicemente mappando i tasti da una intuitiva interfaccia grafica. Per istruzioni dettagliate riguardo l’installazione, è disponibile sul sito ufficiale un’ampia documentazione.

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Il numero di controller supportarti è quasi illimitato: qualsiasi sia il vostro a casa sarà sicuramente supportato. Da sinistra a destra: un simil-controller USB ispirato al NES, il controller wired dell’Xbox 360 e il Dualshock 4 della Playstation4

Prestazioni: ci siamo quasi

RetroPie supporta quasi tutte le console degli ultimi 50 anni (tranne ovviamente quelle ancora in commercio). Come può il RaspberryPi, con solo la potenza di solo 1GHz a gestire il tutto? In realtà, non tutte le console girano decentemente. Dalle mie prove con il Raspi Model B+, alcune console arrancano un po’ e altre non girano, come ad esempio la PlayStation. Con l’ultima evoluzione della scheda, il modello 3, si dovrebbero risolvere il grosso delle problematiche in condizioni accettabili per garantire un livello di gaming piacevole.

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Il divertimento è garantito! Per i veri gamer è d’obbligo conoscere i giochi che hanno fatto la storia; inoltre, è ci sono tantissimi giochi davvero interessanti che possono regalare ore e ore di divertimento anche ad un videogiocatore sporadico. Nella foto la mia configurazione che esegue Super Mario Bros con un controller simil-NES. Foto mia.

Console low cost per grandi divertimenti

In conclusione, con una trentina d’euro è possibile crearsi una piccola console, trasportabile ovunque ci sia un televisore, per ore e ore di divertimento ripercorrendo i grandi miti del passato che hanno fatto divertire generazioni intere. A dimostrazione come l’Internet delle Cose non guarda solo al futuro ma strizza anche l’occhio al passato che può rivivere fieramente nei nostri tempi senza perdere ciò che lo ha reso bello.

 Articolo a cura di: Giuseppe Condò

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