Tutto quello che non sapevi sull’Internet delle cose

Si sente sempre più spesso parlare di Internet of Things ma ancora non tutti conoscono le potenzialità di questa nuova idea di connessione, una ricerca di Acquity Group dimostra che circa 9 persone su 10 non hanno mai sentito parlare di IoT, nonostante occupi una fetta sempre più grande del mercato tecnologico ed è destinata a crescere esponenzialmente nei prossimi anni.

Basti pensare che secondo i dati analizzati dall’Osservatorio dell’Internet of Things del Politecnico di Milano risulta che: “L’Internet of Things si conferma al centro nello sviluppo digitale in Italia con un mercato che raggiunge i 2,8 miliardi di euro nel 2016, il 40% in più rispetto all’anno precedente, spinto sia dalle applicazioni consolidate che sfruttano la connettività cellulare (1,7 miliardi di euro, +36%) che da quelle che utilizzano altre tecnologie (1,1 miliardi di euro, +47%).” E’ previsto inoltre che si avrà un ulteriore incremento del mercato IoT a partire dal 2020.

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Insieme di oggetti connessi in cloud (fonte Pixabay)

A cosa serve l’IoT?

Immaginate di dover andare a lezione ma il vostro professore manda una comunicazione che non sarà presente; un sistema automatico sposterà la data della lezione nella vostra agenda digitale, la sveglia verrà ritardata per permetterti di svegliarti più tardi, il riscaldamento automatizzato posticiperà il suo spegnimento e la macchina del caffè si accenderà alle 10:00 e non più alle 8:00. Com’è possibile questo? Collegando tutti gli oggetti in rete!

Con IoT si può indicare un insieme di tecnologie capaci di collegare a internet qualunque tipo di oggetto. Lo scopo di questo tipo di soluzioni è sostanzialmente quello di monitorare, controllare e trasferire informazioni per poi svolgere azioni conseguenti.

Grossi passi in avanti nel rendere possibile tutto ciò sono stati fatti dalle grosse aziende di Silicon Valley, in particolare Intel, leader mondiale nella costruzione di microprocessori.

Durante un’intervista, Shannon Poulin, vice president del Sales and Marketing Group e general manager dell’Influencer Sales Group di Intel, alla domanda: “Dal punto di vista tecnologico e culturale, a che punto siamo nella IoT?”, risponde: “Siamo solo all’inizio! Ma non dal punto di vista tecnologico. Ovviamente, lo sviluppo della IoT andrà sostenuto con una serie di elementi chiave, che sono la connettività, a partire dal 5G, il cloud e l’analytics. Ora dobbiamo prepararci anche dal punto di vista regolatorio e culturale.

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Schema settoriale dell’IoT (fonte Flickr)

La visione di Intel per quanto riguarda l’evoluzione dell’IoT si articola in più fasi. Per prima cosa, bisogna connettere tutto ciò che non lo è. Ciò significa aggiungere sensori e tecnologia a dispositivi attualmente non connessi, consentendo loro di trasferire dati al cloud, dove possono essere analizzati e trasformati in informazioni attuabili. Intel collabora con un ecosistema di partner per fornire soluzioni end-to-end alle aziende che desiderano incrementare la sicurezza, migliorare le prestazioni aziendali e altro ancora.

Com’è realizzabile tutto ciò?

Un requisito fondamentale per collegare efficacemente i dispositivi in rete è una connessione a larga banda con una bassissima latenza, tuttavia non è nulla di utopistico, difatti vedremo il sorgere di questa nuova connessione nei prossimi mesi e prenderà il nome di rete 5G, rappresenterà appunto l’evoluzione dell’attuale 4G.

I vantaggi che porterà tale connessione sono innumerevoli: spaziano dal controllo remoto dei droni fino alle automobili a guida autonoma; è ovvio infatti che, quando degli oggetti viaggiano a velocità sostenute, la connessione deve essere molto veloce, per far sì che il tempo che intercorre da quando l’automobile invia in rete i dati acquisiti dai sensori, a quando un elaboratore processa i dati e restituisce i comandi al veicolo, sia il più breve possibile, in modo tale che in questa frazione temporale il veicolo non faccia incidenti e risulti controllabile. Tutto questo è reso possibile dalla latenza della rete 5G di soli 1-3 milli secondi.

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Automobile e sensori di posizione (fonte Flickr)

Secondo Gartner, i 12,4 milioni di auto connesse del 2016 diventeranno 61 milioni nel 2020, anche se attualmente si possono già acquistare alcuni modelli predisposti alla guida autonoma o semi-assistita, spiccano in questo ambito le case automobilistiche Tesla e Audi.

Oltre all’ambito automobilistico l’IoT prevede il suo sviluppo in decine di settori diversi, come le industrie intelligenti, l’assistenza sanitaria e le smart cities, a tal proposito consiglio la lettura dell’articolo scritto dalla mia collega Irene De Benedetto.

Articolo a cura di Luca Fumarola

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