SmartHome e sicurezza: Modularità vs DIY

Ormai è evidente che siamo entrati ufficialmente nell’inizio di un periodo transitorio: l’ormai vecchio e collaudato web 2.0 sta subendo un aggiornamento verso il futuro. Sembra incredibile, ma quel settore che tanti anni fa veniva chiamato domotica ed era accessibile solo ad una nicchia di utenti ristretti, a causa dei costi elevati, oggi è sempre più presente nelle nuove case “Smart”. L’idea di avere un impianto intelligente Tutto-In-Uno è stata sorpassata dalla modularità e dall’opportunità di implementare piano piano nuovi sensori, nuove funzionalità e nuove comodità digitali a poche decine di euro. In qualsiasi negozio fisico o virtuale son sempre di più i prodotti installabili da sé e controllabili dallo smartphone, vero cuore pulsante di questa rivoluzione. Per coloro che masticano un po’ di più l’elettronica e il mondo software, il binomio ArduinoRaspberryPi ha aperto ulteriori scenari caratterizzati anche dal fai da te. Sono moltissimi i siti che presentano progetti facilmente realizzabili anche per i più esigenti.

Nello scenario attuale, è sempre più frequente installare telecamere, interruttori telecomandati, lampadine eco, termostati intelligenti, sensori di movimento e tanto altro. Sta avvenendo una vera e propria corsa alla “digitalizzazione” dei nostri ambienti quotidiani. In questo contesto in cui la tecnologia avanza così rapidamente, ritengo sia lecito analizzare un tema che non invecchia mai ed è sempre attuale: la sicurezza. Tematica da intendere in senso strettamente informatico, ovvero relativo a come sia affiancare alla porta blindata d’ingresso un “portone digitale” capace di lasciare la nostra casa solamente al nostro controllo. Nello specifico, se nell’immaginario collettivo un prodotto fai-da-te, o DIY, come va di moda chiamarlo oggi, rappresenta un qualcosa d’imperfetto e difficile di realizzare, in contrasto con il prodotto già pronto e collaudato disponibile nei negozi, nel mondo dell’IoT e della sua sicurezza spesso i ruoli si invertono.

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Ormai la domotica è un concetto superato. L’Internet delle Cose ha spinto oltre i limiti dell’immaginazione le possibilità di interfacciarsi con la propria abitazione non solo in maniera automatica, ma addirittura “intelligente”. A tal proposito, il termine “Domotica” non riesce più ad includere le enorme potenzialità realizzabili, espresse con il più appropriato “Smart Home“. Fonte immagine: pixalbay.com

Tutto e subito: Smart Home Modulare

Siamo in un noto negozio di prodotti tecnologici e vediamo una telecamera di sorveglianza wireless in offerta. Subito la compriamo per posizionarla nel nostro giardino, così da avere un occhio in più quando saremo in viaggio. Qualche mese dopo troviamo online un buon termostato capace di captare quando rientriamo e quando usciamo di casa, con un conseguente risparmiamo sulla bolletta che vale l’investimento. Lo compriamo e lo installiamo in pochi minuti. Poi è la volta delle lampadine RGB Smart, e poi ancora di altri gadget. In poco tempo e senza neanche accorgercene abbiamo una casa intelligente capace di essere controllata in ogni luogo direttamente dal palmo nelle nostre mani. Dov’è il problema? Beh, apparentemente sembrerebbe tutto perfetto, ma se andassimo ad analizzare nel dettaglio il percorso dei nostri click sul telefono, delle immagini delle nostre telecamere, dei dati sulla nostra posizione del termostato e così via, è possibile notare che la situazione potrebbe presentare rischi notevoli.

SchemaXYZ
Immaginiamo che ogni prodotto abbia un marchio. Nello specifico in figura abbiamo i marchi X,Y e Z. Quando noi accediamo all’app dedicata, i nostri dati partono dal dispositivo, attraversano il router domestico (la porta di accesso alla nostra casa digitale) per connettersi ad internet, vengono elaborati dal Server dell’azienda che poi li rimanda tramite internet all’applicazione. In una buona percentuale dei casi l’azienda potrebbe benissimo osservare i dati, o eventualmente, se soggetta ad un cyberattacco, qualche malintenzionato potrebbe entrare in possesso delle nostre riprese di sorveglianza, dei nostri consumi e delle nostre abitudini, se non addirittura controllare interamente casa nostra da remoto. Foto mia. Immagini vettoriali fornite da freepik.com

I dispositivi modulari richiedono di dover comunicare con un proprio server per poter garantire particolari servizi. Server che hanno accesso ai nostri dati, e che se pur non ne fanno alcun uso, è sempre possibile che si verifichi l’intrusione di qualche malintenzionato che potrebbe intercettare i dati. I rischi vanno moltiplicati per il numero di marche differenti che andremo ad utilizzare.

La modularità però non è da scartare completamente, perché solamente grazie a lei stiamo assistendo al definitivo passaggio al mondo delle case intelligenti. Inoltre, economicamente è la più accessibile e ci sono modelli per tutte le tasche.

Scenario fai da te: Smart Home fatta in casa

Sicuramente non è una cosa alla portata di tutti, poiché l’uso di una devboard richiede comunque del tempo per imparare, del tempo per testare a dovere il progetto e del tempo per assemblare il tutto. Però non sono neanche richieste particolari conoscenze, dato che nel web è possibile trovare portali come Hackster.io che includono progetti per tutti i livelli di conoscenza. Basta un po’ di tempo, manualità, voglia di imparare e soprattutto tanta creatività. Gli scenari offerti sono davvero immensi. Ma che vantaggi effettivi hanno dei singoli moduli fai-da-te (o addirittura è possibile gestire anche un impianto centralizzato) rispetto alla soluzione proposta precedentemente? Semplice. Si taglia completamente un passaggio. I nostri dati non dovranno più passare da un server esterno (l’elaborazione avverrà direttamente all’interno della rete domestica).

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Nell’immagine è evidente come rispetto a prima i nostri dati siano più al sicuro. Il viaggio attraverso internet è molto più breve. Il nostro router domestico diventa la porta principale dei nostri dati. Con un buon Firewall e delle buone impostazioni è possibile limitare al massimo il rischio di intrusioni. Foto mia. Immagini vettoriali fornite da freepik.com

Prendendo il client (ad esempio il telefono), accederà tramite il router al dispositivo e comunicherà direttamente con lui senza passaggi intermedi. Inoltre, se il dispositivo si trova nella rete interna non sarà necessario neanche l’accesso ad internet per poter interagire. Un esempio concreto può essere la porta del garage Smart. Immaginiamo un sensore che rileva la presenza dell’auto all’ingresso e interfacci i dati con la posizione dello smartphone. Nel caso modulare, descritto precedentemente, la nostra posizione è costantemente inviata al server dell’azienda; nel caso appena descritto, invece, si può addirittura non comunicare la nostra posizione via internet semplicemente estendendo la copertura Wi-Fi del router all’ingresso del garage. Il telefono si connette alla rete locale, manda la propria posizione alla porta che controlla il sensore. Al via libera si apre. Ma questo è solo uno dei tantissimi scenari in cui è possibile ottimizzare notevolmente la sicurezza.

Però, le soluzioni casalinghe spesso risultano leggermente più costose di un modello pronto ed è necessario testarle approfonditamente per evitare spiacevoli imprevisti.

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Evidente come non sia alla portata di tutti realizzare il proprio impianto sia per abilità pratiche richieste, sia per l’enorme mole di tempo necessario. Ma il gioco vale la candela, in fin dei conti. A sinistra Arduino e un relè. In alto RaspberryPi. Fonte immagine: Wikimedia.org

Mi serve davvero tutto ciò?

In conclusione, seppur la seconda soluzione sia a prima vista più sicura, bisogna considerare la maggiore macchinosità e il non essere direttamente alla portata di tutti. Non me la sento neanche di condannare la modularità che in fin dei conti è la soluzione più rapida ed efficace per rendere la nostra abitazione più intelligente. Inoltre sono dell’opinione che entrambe le soluzioni possano anche interfacciarsi per ottenere un compromesso affidabile. Poi spetta ad ognuno di noi, a seconda di ciò che ha a disposizione scegliere di dotare, o no, la propria casa di ciò che la tecnologia oggigiorno può offrire.

Per riassumere, qui sotto c’è una breve tabella riepilogativa:

Smart Home Modulare

PRO:

  • Costi bassi
  • Facilità d’installazione
  • Prodotti numerosi

CONTRO:

  • I dati vengono filtrati da server di terze parti
  • Spesso sono vittime dell’obsolescenza programmata
  • Le app per la gestione spesso lasciano a desiderare

 

Smart Home fai-da-te

PRO:

  • Il livello di sicurezza lo scegliamo noi
  • Applicazioni infinite
  • Possibilità di modificare le funzionalità
  • Gli aggiornamenti dipendono solamente da noi

CONTRO:

  • Necessario tempo, conoscenze e manualità
  • In alcuni casi i costi possono essere un po’ più alti
  • Bisogna collaudare molto bene il tutto
  • Bisogna creare la propria interfaccia grafica e programmare le interazioni

 

Articolo a cura di: Giuseppe Condò

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